Half Man - Richard Gadd, Alexandra Brodski, Eshref Reybrouck (2026) [serie tv]

 


Uno dei ricordi più vividi delle scuole superiori è la professoressa Ciriello che stronca il manuale di Storia. Mi pare di vederla, col suo petto immenso e gli occhialetti da lettura calati sul naso. Non conservo le parole esatte, ma disse in sostanza che la smania editoriale di schematizzare, a scapito dei dettagli, non ci aiutava a comprendere, a memorizzare, anzi ci gettava in una chiarezza finta e inconsistente. Una dichiarazione pragmatica, legata al contesto, eppure mi si è appiccicata addosso come un assillo: l’assillo della complessità.

La complessità vive di fatiche. Il mondo non fa che narrare sé stesso, di continuo, in racconti titillanti, igienizzanti, pedagogici, infarciti di motti, acronimi, sigle, perifrasi rassicuranti, termini sottratti al marketing, agli ambulatori medici e soprattutto agli studi di psicoterapia. Raramente, persino nell’intimità dell’amicizia e dell’amore, si parla come si mangia. Masticare a lungo fatti e pensieri, senza ricavarne una sintassi pubblicabile, con precetti, sentenze e conclusioni coerenti, ma soltanto un bolo amaro, aggrumato, difficile, viene considerato un atto di sciatteria intellettuale. Non lo è.

Half Man emerge da quasi tutta la produzione multimediale recente proprio perché ci scaraventa nella massa informe delle cose umane, triturate e impastate attraverso una digestione quanto mai dolorosa. Nonostante la prima urgenza collettiva sia stata quella di definire il cuore della serie con un’espressione di facile consumo, “mascolinità tossica”, e nonostante Richard Gadd stesso abbia colto i vantaggi di una tale riduzione, Naill e Ruben non riescono a starci del tutto fuori né del tutto dentro.

Fatta eccezione per Joanna, Alby e Ava, personaggi integri, premiati da una certa distanza di sguardo, abbiamo davanti agli occhi esseri umani in polvere, impossibili da riassemblare e decrittare. Ogni volta che osiamo indicare il martire e il persecutore, la donna schiacciata e il maschio alpha, l’omosessuale e l’omofobo, la madre retta e la madre inadeguata, veniamo subito ammoniti, rispediti in un castigo di confusione.

È una disfatta piena di bellezza.


(luglio 2026)

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