Clockwatchers - Jill Sprecher (1997)

 


Soprattutto dal New Deal in poi le donne americane hanno cominciato a occupare le sedie del terziario, in ruoli da impiegate, segretarie, burocrati: era il segno di un balzo in avanti, un attestato di discreta ma pregnante visibilità. L’invisibilità, invece, è la dimensione che marchia le lavoratrici interinali del film di Jill Sprecher, anno 1997. La gloria di una conquista sociale si è persa nel tempo, sostituita da piccole, misere gloriucce da ufficio, mentre il respiro di emancipazione è diventato uno sbuffo di tediosa sopravvivenza. 

Contro ogni avversità, per un breve periodo toccato da  un’accidentale beatitudine, Iris, Margaret, Paula e Jane, “clockwatchers” condannate a produrre scartoffie o a fingere di produrle, in una sorta di ipertrofia maligna dei minuti, provano ad allearsi, così da avere un peso maggiore, così da non fluttuare più (“do you ever feel like you’re…like you’re floating?”).

Ma è, la loro, una solidarietà fragile, disperata, impaurita, e bastano degli infimi furtarelli seriali a demolirla. Si aggiunge allora, alla mortificazione di mansioni meccaniche e orfane di ultima utilità, l’offesa della sorveglianza aziendale, che suggella il paradosso dei paradossi per le quattro ragazze: vengono ignorate, eppure scrutate.

In una conclusione amara e bellissima, Iris compie un gesto che tramuta l’afflizione dell’invisibilità in un potere, e sembra rompere così un sortilegio: ci saluta guardandoci dritto negli occhi, come guarda solo chi è finalmente visto. 


(luglio 2021)

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